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L'ALTRO FUTURISMO

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GIULIO ASCANIO PERINI SINGOLA LEZIONE | 10 EURO La morte di Boccioni, l’abbandono di Carrà, Russolo e Severini dopo il dramma della guerra, segnarono la fine del nucleo originario dei pittori futuristi. Insieme a loro, spesso e volentieri, il Futurismo scompare anche dai nostri manuali di storia dell’arte, con l’eccezione di Balla, unico membro del gruppo originale rimasto, e dell’eclettica produzione di Depero. In realtà una seconda generazione di artisti futuristi è attiva fra le due guerre, con risultati tanto eccezionali da portare a maturità e compimento quella fase embrionale sviluppatosi a Milano sotto l’ala protettrice di Marinetti e che a Roma ritrova slancio e vigore confrontandosi e a volte anticipando, unica avanguardia italiana, gli esiti di Cubismo e Astrattismo di matrice europea. Un legame ambiguo con il regime durante il ventennio sarà la condanna di questo movimento, superficialmente etichettato e per questo a lungo dimenticato, nonostante in esso convivessero anime anarchiche o bolsceviche, e che gli stessi fascisti guardassero con disprezzo alle loro opere, salvo sfruttarne il linguaggio dinamico e perentorio. In questo modo artisti come Crali, Tato, D’Anna, Benedetta Cappa, Fillia, solo per citarne alcuni, sono stati esclusi per molti anni dal panorama della grande arte italiana del Novecento. Un palcoscenico che finalmente stanno riguadagnando con merito, e su cui vogliamo accendere anche i riflettori di WhatsArs.

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