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GIULIO ASCANIO PERINI SINGOLA LEZIONE | 10 EURO Tra gli anni ’50 e gli anni ’70 la corsa allo spazio diede il via ad una vera e propria sfida tra Unione Sovietica e Stati Uniti. L’entusiasmo verso il mondo tecnologico e la fiducia nel futuro prossimo, finirono per contagiare i settori di consumo: moda, musica, cinema, arte, architettura e ovviamente interior design, con quello che fu puntualmente definito stile Space Age. Plastiche colorate e metalli riflettenti sostituiscono i materiali organici, dominando la scena per un colpo d’occhio avveniristico. Le forme si addolciscono in linee morbide e sinuose in cui l’elemento sferico diventa grande protagonista. I colori caldi dei complementi d’arredo giocano un forte contrasto con le pareti bianche e luminose: in particolare giallo ed arancione vanno a suscitare emozioni positive, in piena armonia con il clima di fiducia nel progresso che contraddistingue il periodo. A questa nuova poetica dell’oggetto aderiscono grandi produttori ma, soprattutto, i loro straordinari designer, dando vita ad oggetti iconici che diventeranno simbolo di un’era. La Panton Chair Vitra in poliuretano di Victor Pantor, la lampada Atollo di Vico Magistretti, le poltrone Ball Chair di Eero Aarnio, i complementi di arredo di Joe Colombo, genio scomparso prematuramente, sono solo alcuni delle migliaia di oggetti di design che sicuramente ci è capitato di vedere - e molto spesso di possedere - negli ultimi sessant’anni, e di cui racconteremo il valore artistico e culturale.
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